assitente alla regia Tommaso Barbato
scene e costumi Roberta Agostini
foto di scena Stefania Schubeyr
Il “Calapranzi” è una moderna metafora dell’inquietudine umana. Scritto cinquanta anni fa, è ormai un classico del teatro contemporaneo; affrontarlo oggi significa sottolinearne la forza e l'attualità. L'allestimento di questo testo passa, sicuramente, attraverso l’uso del linguaggio, le pause, i silenzi e la noia dell'attesa che si contrappongono a dialoghi serrati e spesso caratterizzati da un’involontaria comicità amara che sottolinea il carattere dei due protagonisti facendone quasi un duo alla Stanlio e Ollio .
Gus (Monti) e Ben (Costa) sono due killer professionisti, assoldati da una misteriosa organizzazione criminale che comunica con loro in modo oscuro. I due si ritrovano in uno squallido alloggio ubicato sotto un ristorante, apparentemente in disuso, al quale li collega un calapranzi. Sono in attesa della ‘chiamata’, che li metterà nelle condizioni di eseguire il loro lavoro: uccidere la vittima di turno. Ma, stranamente, da questo calapranzi arrivano loro improbabili ordinazioni.
Gus è una donna tormentata dai dubbi, dai sensi di colpa e presto mostra i primi cedimenti. Ben è un uomo autoritario e cerca di reagire al comportamento del compagno, diventando sempre più duro e intransigente. I due eseguono istruzioni che sembrano senza significato e per questo diventano sempre più irritabili e di conseguenza, anche involontariamente comici nella loro inquietudine.
Ben e Gus sono, in realtà, due precari del crimine. Chiusi in una stanza aspettano che la loro prossima vittima, di cui non conoscono l’identità, entri dalla porta. Qualcosa questa volta, li sorprenderà...
La messa in scena intende assecondare l’aspetto grottesco della vicenda e lavorare sulla “verità” dei personaggi.
Gus e Ben sono soli con se stessi. Si muovono su un doppio binario.
Le pause, i silenzi e la noia dell’attesa, si sovrappongono ai dialoghi serrati in una sorta di tragicommedia.
“A rendere scoppiettante l’azione la bravura della Monti e di Costa,
un binomio perfetto per la commedia di Pinter”
( Il Mattino)
“Una sorta di tragicommedia dove i due si ritrovano soli con se stessi costretti a lavorare sulla verita”
( Nuovo Oggi Viterbo)
“La comicità dell’inquetudine questa potrebbe essere la descrizione lapidaria di questo spettacolo”
(Conoscere Genova)
I due attori impeccabili nella recitazione hanno saputo restituire alla commedia un pizzico di verve comica che meglio ne sottolinea l’aspetto grottesco
(Campaniasuweb)