AGNESE, ODIOSA AGNESE

autore: Davide Tolu e Marco Pasquinucci
regia: Marco Pasquinucci
con: Stefania Maschio, Matteo Manetti e Davide Tolu


La vita di un’anziana partigiana che da molti anni vive sola e isolata nella sua casa sulla collina è sconvolta dall’arrivo di un giovane idealista proveniente dalla città. I due caratteri forti si scontrano ma anche si attraggono nonostante la forte differenza d’età, in modalità impreviste e poetiche. Da che cosa sta fuggendo, Matteo?  Forse aiutare il ragazzo rappresenta l’ultima “missione” di Agnese. Forse Agnese è l’unica compagna possibile per Matteo.
Tra i due, l’ironica figura dell’Agente del Canone Tv: nota di esilarante follia che irrompe in uno spazio malinconico e inquieto, tutto interiore.

Scontro generazionale e celebrazione della memoria ma anche critica ad una società che ha perduto i suoi ideali, Agnese Odiosa Agnese porta l’attenzione sulle emozioni più che sui fatti che, sfuocati sullo sfondo, costituiscono semplice contrappunto a vicende umane sviscerate e mostrate in cruda purezza, in universale sublimazione.

L’allestimento scenico è concentrato su pochi oggetti simbolici: le lenzuola bianche che Agnese appende e ritira ad ogni cambio scena, qualche vecchia pentola e vecchi attrezzi agricoli, rigorosamente autentici. Lo spettatore è dunque accompagnato in una visione scontornata in cui i personaggi emergono dal fondale indistinto come in sogno.

Testo finalista Premio Fondi – La Pastora 2006, Menzione Premio Letterario Nazionale Il Camaleonte 2006, 3° Premio In Divenire – Teatro Garage e Porto Antico Genova.

Note di regia

Particolare attenzione è stata posta nella ricerca dei personaggi. Agnese scaturisce gradualmente dalle pagine del libro da cui è stata “presa in prestito” (L'Agnese va a morire, di R. Viganò, ed. Einaudi) e analizzata con cura certosina selezionando le parole (poche) che usa nei discorsi diretti, nei suoi pensieri, nelle azioni che la caratterizzano e spesso ripete: il fazzoletto sulla testa che in  continuazione annoda e slega   raccogliendone sul capo le punte, i panni che vengono stesi, gli improperi, le lacrime (poche), i rossori, gli sputi (uno).
Accanto ad Agnese c'è Matteo: personaggio difficile, al limite della leziosità, e rischioso, di  quel rischio inevitabile quando si tenta di dare una forma alla purezza e alla semplicità vera. Le sue caratteristiche si ispirano alla figura del Comandante del libro  immaginato nei momenti precedenti alla “decisione”, adolescente saggio, tenero ma anche bizzoso, spaurito, sperduto, senza riferimenti, in un mondo che non gli appartiene, voglioso di conoscere e di risposte. Ma a quali domande?
L’Agente del Canone è un chiaro richiamo all’oggi, con i sui soprusi quotidiani, il suo cinismo, il suo ritmo macinante.
Il lavoro di improvvisazione e ricerca dei rapporti tra i personaggi è stato intenso e approfondito.
Le atmosfere rarefatte si coprono di silenzi  densi, più importanti delle parole dette.  Grande importanza ha avuto la relazione tra Regista, Attori e Drammaturgo, in una partecipazione collettiva di tutto il gruppo di lavoro. La regia infatti si è sviluppata di pari passo alla drammaturgia, in vera e partecipata sinergia.

 


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