Girotondo

 

 

 

 

 Girotondo è un’opera teatrale dello scrittore e drammaturgo Arthur Schnitzler, che già dalle prime rappresentazioni suscitò grande clamore e scandalo: nel 1921, dopo la prima rappresentazione, quest’opera conobbe una reazione a dir poco clamorosa, con  un seguito di tumulti veri e propri. Non solo il testo venne considerato dalla  stampa “pornografico”, ma subì attacchi di inaudita violenza e durissime critiche da parte delle  organizzazioni  conservatrici .

In Girotondo ci troviamo davanti ad una spietata analisi di ciò che, spesso, porta l’uomo e la donna  all’impossibilità di amare e l’autore ci conduce nelle difficoltà talvolta insormontabili che un amore incontra nel realizzarsi. L’intreccio si basa sugli incontri tra dieci personaggi appartenenti a differenti condizioni sociali ed umane: la prostituta, il soldato, la cameriera, il giovane signore, la giovane signora, il marito, la ragazzina, il poeta, l’attrice, il conte. Essi dialogano a coppie in dieci quadri  susseguenti l’uno all’altro; uno dei due personaggi  di ogni quadro è poi protagonista anche del quadro successivo; quando il conte, ultimo ad entrare in scena, si congiunge alla prostituta del primo quadro il “girotondo” si chiude. Ogni cosa gira su sé stessa e alla fine anche le esistenze dei protagonisti si svuotano di senso in un balletto implacabile in cui dominano, falsità, retorica, ipocrisia, vacuità della vita e stereotipi di relazioni e rapporti. L’autore con straordinario acume psicologico parla della crisi generale dell’uomo contemporaneo, in una riflessione sulla condizione umana in cui l’amore talvolta diviene soltanto piacere fisico, pur inteso in tutte le sue infinite sfumature, e che spesso e volentieri sfocia in una banale, arida e fredda abitudine. I personaggi sono svelati nella loro umanità più vera dalla straordinaria capacità dell’autore di indagare, di analizzare e raccontare la banalità, il quotidiano, l’inutilità delle convenzioni e la retorica spietata dei rapporti. La regia intende restituire al testo la straordinaria capacità d’indagare l’animo umano e le tortuose relazioni che abbiamo con noi stessi e poi con gli altri; ansie, paure, malesseri, malinconie, dolori, solitudini si confondono in una danza macabra e straziante che ci trascina nell’inferno privato di un  rapporto di coppia, di una relazione, di un incontro. Scene e musiche, daranno un apporto fondamentale a questo viaggio nel mondo dei rapporti tra uomini e donne, nell’inconscio, nella psiche, di cui sono proiezioni.


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autore: Arthur Schnitzler traduzione di Giovanni Guardigli
regia: Francesco Branchetti
con: Gaia De Laurentis, Lorenzo Costa, Giovanni Guardiano, Vincenzo Schirru, Simone Lambertini, Nicola Paduano, Federica Ruggero
musiche: Pino Cangialosi
scene: Alessandra Ricci
costumi: Clara Surro
disegno-luci: Francesco Branchetti
foto: Pierpaolo Redondo