I nostri gesti e le nostre azioni, la nostra stessa esistenza è minacciata nel suo più intimo significato dal confronto con l’eterno e il nulla: ciò che siamo e che facciamo, per qualcuno è già accaduto e riaccadrà in futuro tale e quale a come noi lo stiamo vivendo.
Chi siamo noi di fronte a questa prospettiva? Come possiamo tutelare l’unicità che riteniamo ci contraddistingua? Esiste veramente qualcosa che ci definisce rispetto a tutte le altre persone?
Il lavoro porta avanti contemporaneamente due questioni, mutandole in due aspetti complementari della stessa domanda.
Da un lato, la consapevolezza post-moderna della banalità che ci perseguita come una colpa, dalla quale pare impossibile redimersi (chiarendosi perciò come addirittura peggiore del peccato originale cristiano) e la cui accettazione pare sempre una paraculata.
Dall’altro, lo scottante e spinoso tema dell’identità individuale, della fondamentale impossibilità di conoscere l’Altro da noi, dell’esistere come valore assoluto, della conservazione del senso delle nostre vite di fronte all’abisso di un’eterna ripetizione.
Lo spettacolo fa parte del Circuito Spirali
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