Il secondo capitolo, che segue al fortunato spettacolo proposto da Nemesi qualche anno fa, ripropone la personalissima scrittura di Yasmina Reza che esamina con chirurgica precisione l’ipocrisia dei rapporti, le maschere che indossiamo e la falsità necessaria per mantenere in piedi istituzioni come il matrimonio.
Ancora una volta i personaggi, costruiscono lo spettacolo e consegnano allo spettatore confessioni a volte patetiche, a volte grottesche, a volte atrocemente comiche. Parlano dei disagi che vivono nella quotidianità delle loro giornate, lo psicodramma della vita di coppia e di relazione, la ricerca della felicità, in un susseguirsi di fraintendimenti ed egoismi; tutti si mettono a nudo, uno dopo l’altro, ciascuno svelando i propri segreti. L’infelicità dei protagonisti non esplode mai in maniera clamorosa ma è il contenuto delle loro vite.
Non vi è niente di più impenetrabile di una coppia, dice il personaggio di Jean Ehrenfried, e in questa impenetrabilità si nasconde tutta la solitudine dell’uomo contemporaneo.
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