Gelosia, sangue, amore, morte, sono gli ingredienti di Carmen. La coreografia si apre con la scena finale e poi attraverso una voce narrante si snoda come riavvolgendo simbolicamente un nastro, fino alla scena iniziale. In genere, quando si parla della Carmen, la si associa a immagini immediate: zingari, ventagli, Spagna, toreri e a tutto ciò che il melodramma di Bizet si porta dietro; questa volta siamo di fronte ad una serie di personaggi con sfaccettature e profili completamente diversi o comunque mai rappresentati.
Le due figure femminili, Carmen e Micaela, sono completamente contrapposte: Carmen è esattamente come si comporta: balla, si muove, agisce, perché è l’energia primaria. Micaela è una donna che sa sostenere il peso della famiglia e della tradizione, che si prende cura degli altri, è la razionalità, il rispetto per le regole. Stesso concetto e stesse diversità nelle due figure maschili: Don Josè è un uomo che proviene da una famiglia abbiente, si è macchiato di omicidio, è stato capace di auto distruggersi, fino alle estreme conseguenze. Escamillo è vanitoso, prestante, bellissimo, forse anche un po’ banale. Ne è scaturito un balletto “facile da leggere”, fatto di immaginiche sembrano semplici ma che entrano in profondità.
La musica di Bizet, è accompagnata da alcuni inserti musicali composti da Marco Schiavoni che cucirà ogni scena con alcune transizioni musicali suonate dal vivo. Come diceva Nietzsche: “L’amore che nei suoi strumenti è guerra, nel suo fondo è l’odio mortale dei sessi”.